Paul Graham è nato nel 1956 in Inghilterra. Appartiene (lo leggiamo nel suo sito) all’ultima generazione di fotografi che non ha conosciuto la sua disciplina come una “parte” dell’arte contemporanea: come conseguenza principale, per Graham la fotografia ha innanzitutto a che fare con il mondo e con i riflessi che riusciamo a coglierne. Prima che uno strumento dell’arte, la fotografia è un modo di vedere e di esistere catturando la luce.
“Films” è il suo libro più recente, ed il laconico titolo va preso alla lettera, rispettando il dizionario inglese: è precisamente un libro sulla pellicola fotografica.
La pellicola sta sparendo sotto i nostri occhi, mentre la natura chimica (e quindi alchemica e magica) della fotografia si dilegua per far luogo ad una natura digitale, più impalpabile e ancora non del tutto familiare per noi.
“Films” è una riflessione su trent’anni di lavoro fotografico, sull’aspetto materiale del fotografare. Graham ha recuperato e scansionato code di pellicola non esposte o fotogrammi neri dai suoi rullini, li ha ingranditi e vivisezionati per ottenere delle immagini astratte; sono le immagini della materia della fotografia quale è stata finora e quale non sarà più, mentre nomi come Kodachrome, Tri-X e Fujichrome svaniscono progressivamente nella nostra memoria.
Oltre che un omaggio doveroso alla storia della fotografia dalle origini a tutto il XX secolo, “Films” è anche l’ultimo balenare di una certa magia quasi perduta, incantesimo scientifico fatto di luce e cristalli d’argento. Una magia ben nota a chiunque abbia assistito in camera oscura al prender vita dell’immagine nella bacinella di sviluppo – strana emozione che nessuno riesce poi a dimenticare: evidentemente, presenziare alla creazione (anche se solo per speculum et in aenigmate, come preciserebbe Umberto Eco) non lascia indifferente nessuno, fotografo o meno.
Films
di Paul Graham
Mack Books, 64 pag.
ISBN 978-1-907946-02-8
35 Euro
“Films” è anche in esposizione a Londra:
London W1F 7BG



